( lunedì, 04 giugno 2007; 12:01 )

Pensavo che il giornalismo - anche il giornalismo da "porta sul retro" - fosse un sacco più cool. Ma sarà la famosa gavetta. Ecco, già se la penso sotto quest'ottica della gavetta forse posso riuscire a vedere la redazione sulla Prenestina altezza Tor de Schiavi con un computer buono e uno del 1997 (ho controllato) come un posto che ha un qualcosa di romantico. E anche il 14 e il 5 che da Piazza Vittorio mi portano sulla Prenestina altezza Tor de Schiavi ... No, quelli resterebbero un ricettacolo di germi e schifezze varie anche se lavorassi per Vogue. Però alla fine uno si affeziona a tutto, piano piano i disagi diventano abitudini, e poi così ho l'opportunità di entrare in contatto con un'umanità molto varia. Ok varia sì, ma se siete fighetti che si spostano con iPod da 25 giga e tagliaughie incorporato, palmare e jeans Cavalli ... scendete, il 5 e il 14 non fanno per voi. Poi che ci andate a fare oltre Porta Maggiore? Porta Maggiore per me è una specie di Colonne d'Ercole.  Fin li ci sono turisti, gente che va a fare shopping, che si incontra magari per un brunch di lavoro ... Si respira ancora aria di centro, ecco. Oltre, appena imboccata la Prenestina, tutto ciò scompare e sul tram restano solo persone dall'aria un po' stanca che vanno o tornano dal lavoro senza ventiquattrore o palmare o iPod. Facce da commesse, donne delle pulizie, guardiani, camerieri. Molte facce non italiane; signore dell'Europa dell'Est, uomini pakistani o africani, mamme con bambini filippini. Beh, sapete cosa? Sono solo brave persone che si spaccano il culo con lavori umili. Certo, non saranno proprio tutte brave persone, ma insomma a me non è mai capitato niente di sgradevole. Nessun ubriaco-maniaco-borseggiatore-molestatore.

No, il giornalismo da porta sul retro non è affatto cool. Ma qualcosa si può imparare persino sul 14, direzione Piazza dei Gerani.


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( martedì, 24 ottobre 2006; 16:13 )

Giorni fa mi sono capitati tra le mani tutti i miei vecchi diari scolastici. Sfogliandoli, soprattutto i più vecchi, quelli delle elementari, mi sono tornati in mente tanti ricordi e tante sensazioni che credevo di aver dimenticato. Non grandi cose, ma tra quelle pagine sono riuscita a ritrovare qualche traccia di com'era avere otto o dieci anni. E, sapete? Era grandioso. Quando i problemi erano circoscritti a una lite con la compagna di banco o a un dettato andato non troppo bene, e andare in vacanza in una nuova cittadina di mare con i miei genitori mi sembrava il massimo della felicità.

Riesco a ritrovare anche qualcosa della persona che sono oggi nella bambina che annotava i compiti con le penne profumate? Qualcosina forse si, ma - per un'ironia che ancora non riesco a capire bene - mi sembra che siano proprio quelle cose ad aver causato molti dei miei errori. Sogni, tendenza a fantasticare ... roba appunto tenera in una bimba di dieci anni, ma un po' stonate in una quasi trentenne. Eppure se ripenso a quegli anni mi accorgo che avrei avuto tutte le carte in regola per diventare qualcosa di meglio; figlia unica, curata ma non viziata (perchè MAI cedere a cose superflue o sdolcinate), abbastanza carina, abbastanza intelligente. Alle elementari ero l'unica a cui la maestra permetteva di consegnare i temi in brutta copia (perchè scrivevo sempre molto), a casa inventavo storie e scrivevo poesie. Si d'accordo, ora dette così sono cose che fanno sorridere, però posso capire che i miei in qualche modo ... beh, che si fossero un po' illusi. E invece amici, eccomi qui: trent'anni, non un lavoro fisso, non un ragazzo, di famiglia e figli manco a parlarne. Ci sta che in famiglia qualcuno abbia preso il ruolo di principessa al mio posto, e forse non dovrei biasimarlo così tanto.

L'unica cosa che non riesco a capire è quale sia stato il momento in cui sono finita definitivamente su una strada che non si incrocerà più con quella che ai tempi di quiei diari la gente aveva immaginato per me. C'è stato un solo grosso errore oppure tanti piccoli errori, tante sviste che si sono andate a sommare? Mi piacerebbe saperlo, non per mettere le cose a posto, fare marcia indietro e provare a diventare quella che avrei dovuto essere (troppa fatica, e poi dubito che funzionerebbe), ma semplicemente per una mia curiosità personale. Resta sempre la mia vita, dopotutto.


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« Amélie ha sei anni. Come tutte le bambine vorrebbe che suo padre l'abbracciasse ogni tanto, ma lui ha un contatto fisico con lei solo durante il controllo medico mensile. La piccola, sconvolta da tanta intimità eccezionale non riesce a contenere il batticuore; perciò il padre la crede affetta da un'anomalia cardiaca. A causa di questa malattia fittizia la piccina non va a scuola; è sua madre che le fa da maestra. Senza contatto con gli altri bambini, sballottata tra lo stato febbrile di sua madre e la glacialità di suo padre, Amélie si rifugia in un mondo da lei inventato. In questo mondo i dischi di vinile sono preparati come delle crepes, e la moglie del vicino, in coma da mesi, in realtà ha scelto di esaurire tutte in una volta le sue ore di sonno. »
Scrivi qui qualcosa su di te, cosa ami, cosa odi, quali sono i tuoi film preferiti, le canzoni che ascolti spesso, i libri che leggi, eccetera eccetera.
Due cose adoro specialmente di quel film: gli orsacchiotti e i nanetti. Avrei dovuto rendergli omaggio meglio, però mi piacciono le colonne tremendamente larghe.
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